Intervista con Alessandro Zucchelli, autore di Teoria dell'ipnosi

Ho scelto di pubblicare con UniBook perchè ritengo sia uno dei sistemi futuri per la pubblicazione, non solo perchè utilizza la tecnologia al posto della materia, ma anche perchè si avvantaggia appieno di quanto internet offre, senza togliere il piacere della lettura su carta. L’editoria tradizionale consuma materiali in quantità spropositata, dovendo stampare volumi che sicuramente non venderà: UniBook ricorre alla tecnologia e questo permette altissimi risparmi non solo nella carta ma anche nei trasporti, potendo raggiungere chiunque senza dover pagare vetrine, magazzini e commessi.
Alessandro Zucchelli, autore di Teoria dell'ipnosi
Sul controverso tema dell'ipnosi, la gente comune accampa stereotipi tratti da film e dal sentito dire. Come il Suo testo affronta l'argomento? cosa c'è di vero e cosa invece rimane nel semplice immaginario collettivo?
Effettivamente, nei film e nei romanzi l’ipnosi è servita spesso per risolvere problemi di coerenza narrativa, inserendo qualcosa che giustificasse un salto logico approfittando dell’alone di magia che la circonda. Nel testo riporto l’ipnosi al livello scientifico, spiegandone il funzionamento in termini di comunicazione, al punto da rendere possibile che il lettore possa imparare ad ipnotizzare. L’ipnosi, infatti, altro non è che un modo particolare di comunicare, che tutti possono apprendere e sviluppare. Per altro, come dimostra la bibliografia e come ho avuto occasione di dimostrare in tribunale, chiamato come esperto di parte, è molto difficile ottenere che la persona in trance commetta delitti o anche solo reati, e la difficoltà è tale da scoraggiare chiunque abbia intenzione di ricorrervi, non fosse altro per l’incertezza che accompagnerebbe un simile utilizzo.
Ma è davvero possibile una regressione a ricordi rimossi, o semplicemente nascosti nei meandri della memoria tramite l'ipnosi, o certe cose rimangono proprie solamente del testo filmico e lontane dalla realtà?
La caratteristica fondamentale dell’ipnosi è costituita dall’ubbidienza del soggetto nei confronti dell’ipnotista, sempre a condizione che questi non chieda al soggetto qualcosa che vada contro il proprio senso morale. Quindi anche la regressione ad età precedenti o il recupero di ricordi va visto alla luce di questa caratteristica: quasi sempre, la regressione è soltanto un cercare di aderire alla volontà dell’ipnotista, fornendo quindi ricostruzioni fantastiche di episodi in parte o in tutto mai avvenuti. Un famoso ipnotista medico, Milton Erickson, ottenne, mediante laboriosissima tecnica, una regressione ai primi mesi di vita, col risultato di perdere la comunicazione col paziente, che a quell’epoca non sapeva ancora parlare, e di ottenere che il paziente stesso perdesse il controllo degli sfinteri, sporcandosi nell’aula universitaria dove avveniva l’esperimento. L’episodio è citato in uno dei volumi riportati nella bibliografia.
L'ipnosi può essere definita "una branca della medicina" o rimane qualcosa di estraneo al mondo accademico?
Il Codice Penale italiano riservava l’ipnosi ai medici, fino a che Giucas Casella, con i suoi trucchi azzardati, non ha costretto a scegliere se mantenere la riserva e mandare in carcere l’artista, o abrogare l’articolo, come di fatto è stato. L’ipnosi era riservata ai medici in quanto può produrre anestesia sufficiente per interventi chirurgici: prima dell’avvento dell’anestesia farmacologica veniva utilizzata anche per le amputazioni, oggi ci si limita all’uso in odontoiatria ed in ginecologia (parto indolore). Tuttavia, l’ipnosi non riguarda il campo medico, motivo per cui i medici la trascurano, bensì quello psicologico, in quanto si tratta di un modo particolare di comunicazione: è tuttavia un fenomeno scientificamente definito e controllabile. Una delle esperienze più frequenti di ipnosi è quella che viene prodotta dal cinematografo: quando si piange, commossi dalla comunicazione che arriva dallo schermo, si ha una reazione psicosomatica cui difficilmente si riesce a resistere.
Perchè la scelta di UniBook e della Print On Demand?
Ho scelto di pubblicare con UniBook perchè ritengo sia uno dei sistemi futuri per la pubblicazione, non solo perchè utilizza la tecnologia al posto della materia, ma anche perchè si avvantaggia appieno di quanto internet offre, senza togliere il piacere della lettura su carta. L’editoria tradizionale consuma materiali in quantità spropositata, dovendo stampare volumi che sicuramente non venderà: con costi destinati a ridursi, Unibook ricorre alla tecnologia e questo permette altissimi risparmi non solo nella carta ma anche nei trasporti, potendo raggiungere chiunque senza dover pagare vetrine, magazzini e commessi. Da parte mia, poi, avendo un pubblico utente di internet, è estremamente conveniente informarlo in modo che non abbia altra fatica dell’acquisto. Vi avevo conosciuto su internet, ed aspettavo solo di incontrarvi di persona, alla Fiera del Libro, per cominciare a pubblicare!
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